Ibra chiama ChivuIntervista esclusiva con l'attaccante dell'Inter: "Con Cristian saremmo a posto e diventerebbe il numero uno al mondo. Scudetto? Metto la Champions al primo posto". Lo svedese precisa su Moggi: "Non chiedevo lui per l'Inter, ma uno con le sue capacità"SANTA MARGHERITA DI PULA (Ca), 14 luglio 2007 -
Il fuoriclasse svedese si aspetta molto da questa stagione: “Metto la Champions al primo posto, perché in un club mi manca di vincere soltanto quella. Lo scorso anno eravamo troppo concentrati sullo scudetto”. Poi parla di Adriano: “Deve soltanto continuare a lavorare: un momento duro c’è per tutti. Siamo troppi in attacco? Lo dicono quelli che ci temono”. E sul contratto: “Ho firmato un accordo con l’Inter fino al 2010 e non ho chiesto di essere pagato di più. Io sono contento e vedo il mio futuro qui”.
Se giocherà come parla, ovvero diventerà ancor più devastante in campo per quanto è migliorato nella padronanza dell’italiano, l’Inter è a posto: questo, non lo ferma più nessuno. Zlatan Ibrahimovic, per farsi capire, usa sempre meno l’inglese: il “non me ne frega niente: zero” pronunciato alla perfezione che spara quando gli si chiede quanto tenga a vincere il prossimo Pallone d’oro dice molto dei suoi progressi. Gliene frega molto più di star bene: “Sono addirittura sorpreso dalle mie condizioni: pensavo sarebbe stata molto più dura la ripresa, dopo l’operazione (rinforzo della parete addominale, ndr)”. Se sta bene fa male agli altri, Ibrahimovic lo sa. In attesa di lasciare altri segni, chiede tanto a se stesso e all’Inter: hanno un sacco di cose da fare, dice. Ibrahimovic, già il giorno dopo lo scudetto lei pensava alla stagione successiva, quella che è appena iniziata, e diceva: attenzione, l’anno prossimo sarà più dura: conferma?“Certo, ma mica mi lamentavo: i campioni hanno più pressione addosso, è normale. Anzi, deve essere così”.
Più difficile per l’Inter o per Ibrahimovic?“Per tutti e due. Per l’Inter perché ha fatto bene e dunque ora ci si aspetta che possa far meglio: adesso, contro di noi, sarà sempre ‘the game of the year’, la partita dell’anno. Ma lo sappiamo già, e in questi giorni ho avuto netta una sensazione: ognuno di noi conosce perfettamente quello che dovrà fare”.
Far meglio dell’anno scorso significa vincere la Champions?"Lì non basta essere forti in assoluto: bisogna esserlo al momento giusto e avere anche un po’ di fortuna”.
Moratti ha detto: fra Champions e scudetto prendo la prima. Lei?“L’anno scorso vincere la prima o il secondo mi avrebbe dato la stessa felicità. Stavolta dico Champions anch’io, perché con un club mi manca da vincere solo quella. Ogni tanto penso a Nedved: una carriera pazzesca e ormai è quasi rassegnato a finirla senza aver vinto quella coppa. Ecco, non vorrei mai dover smettere avendo il suo rimpianto”.
Cosa vi è mancato per vincerla già l’anno scorso?“Forse eravamo davvero troppo concentrati sullo scudetto, e non a caso lo abbiamo vinto battendo non so quanti record. C’era un’attesa mostruosa per quella nostra vittoria, e credo che si avvertisse anche da fuori: figuriamoci da dentro. Ora abbiamo tutto per dividerci fra i due obiettivi senza disperdere energie. Perché lo scudetto di un campionato che può diventare così imprevedibile e che sarà bellissimo anche perché avrà tanti tifosi in più - quelli della Juve, del Napoli, del Genoa - non lo regaliamo a nessuno, naturalmente”.
Tantomeno alla Juventus: contento di ritrovarla da avversario?“Le sto aspettando quelle due sfide contro la Juve, ho voglia di giocarle: i grandi giocatori li vedi nelle grandi partite e contro di loro sono sempre grandi partite”.
Come vede questa nuova Juve?“Ho seguito poco il mercato, ma in ogni caso è per forza una squadra nuova, che dunque prima va scoperta. Per certi versi è come se dovessero ricominciare tutto e gli ci vorrà un po’ di tempo per tornare ad essere la squadra di due anni fa: due anni fa la mia Juve era come l’Inter di adesso”.
E il Milan, che per il momento si è mosso pochissimo? “Neanche un anno fa aveva fatto grandi cose, poi però ha vinto la Champions. Credo sappiano quello che devono fare, ma non hanno fretta e io lo so bene: la Juve mi prese all’ultimo minuto del mercato, allora”.
L’Inter per ora ha preso Suazo: parere da attaccante?“È diventato il simbolo del Cagliari con la sua velocità pazzesca e segnando tanto: adesso deve farlo da noi”.
C’è chi dice che siete troppi, soprattutto in attacco: chi esagera? “Lo dicono quelli che hanno paura di noi: la concorrenza aiuta a non rimpiangere chi non c’è e soprattutto a dare il massimo, tutti”.
Quello che, così pare, sta dando Adriano: per come lo ha visto in questi giorni, crede che il suo momento no sia davvero alle spalle?“Lui deve solo continuare a lavorare così e ricordare che un momento duro c’è per tutti: mi basta ripensare ai miei ultimi sei mesi alla Juventus. Adriano è stato giudicato molto perché da lui ci si aspetta molto: quella sua stagione pazzesca io la ricordo perfettamente, quindi la ricordano tutti”.
Ibrahimovic-Adriano: questa coppia praticamente non s’è ancora vista. “Due come noi - due che in campo e fuori dal campo si trovano bene insieme - se sono a posto fisicamente possono diventare difficili da fermare. A patto che nessuno, a cominciare da noi due, dimentichi che una squadra non può mai dipendere da due soli giocatori”.
Ora manca qualcosa a questa Inter?“Ci manca solo Chivu: deve venire all’Inter. Io lo conosco bene, quando eravamo insieme all’Ajax non saremmo andati così lontano in Champions (fino ai quarti di finale 2002-3, ndr) se non ci fosse stato lui. Cristian non è solo un difensore, è un giocatore: completo, sa fare tutto e ha tutto per diventare il più forte del mondo, nel suo ruolo. Anzi, nei suoi ruoli”.
Come pensa che finirà il tormentone del suo trasferimento? “Quando ci sono grandi affari, spesso succede che ci siano grandi casini: questo è il business. Ma spero si riesca a sistemare tutto in breve tempo”.
Ha detto: quest’anno sarà più dura anche per me. Perché?“Anzitutto perché mi metterò pressione addosso da solo: per me il passato è passato e so di poter dare molto di più di quello che ho fatto vedere nell’ultimo campionato”.
Di più cosa?“Più capacità di dominare la partita, più gol, più assist, più fantasia, più creatività. Tutto: non mi piace riuscire bene in una cosa sola”.
Il sistema di gioco con il rombo è l’ideale per aiutarla?“Non solo per aiutare me, ma tutta l’Inter: però dobbiamo svilupparlo, renderlo ancora più offensivo se riusciamo, anche se in Italia non è facile. Per me il calcio è attacco e se cerchiamo questa strada con intelligenza, ci possiamo riuscire. Ma in fondo, già l’anno scorso non abbiamo fatto pochi gol, no?”.
Fine stagione scorsa: ricorda la bufera per quell’intervista... “Sì, ho già capito: quella su Moggi, il mio contratto eccetera eccetera. Le mie parole furono usate, e di una piccola cosa si fece una cosa gigantesca”.
Fecero impressione in particolare quelle foto con lei, suo figlio e Moggi e il fatto che lei parlasse di lui in un certo modo.“Oggi dici Moggi e tutti saltano su: è normale dopo tutto quello che è successo, non c’è quasi più nessuno che lo veda in modo positivo. Però Moggi non ha mai fatto nulla per danneggiarmi: lui mi rispetta, io lo rispetto. Ciò non toglie che io non ho mai detto che all’Inter servirebbe Moggi”.
E cosa aveva detto?“Che l’Inter è un’ottima società, ma può migliorare: come può migliorare la Juve, come posso migliorare io in campo, come possono migliorare tutti. Parlavo dell’Inter e dunque parlavo anche di me - perché io sono dell’Inter, ‘dentro’ l’Inter - e avevo detto, semmai, che all’Inter servirebbe ‘uno come Moggi’”.
Cioè?“Uno con le sue capacità organizzative e di controllo sull’ambiente nel quale lavora: in quella Juve, se andavi a fare la pipì Moggi lo sapeva. Tutti hanno pensato che il mio fosse un attacco a Branca, o a Oriali. Sbagliato: io non ho nulla contro Branca - è sempre stato il più convinto nel prendermi e se non ci fosse stato lui io oggi non sarei qui - o Oriali, semplicemente perché non è a loro che spetterebbe quel ruolo. Un ruolo che può comunque essere importante, per una società come l’Inter”.
In quell’intervista avrebbe detto anche che Raiola, il suo procuratore, sarebbe andato in sede a chiedere un adeguamento del suo contratto.“In tutta la mia carriera non ho mai parlato di soldi: trovate una mia sola intervista in cui l’ho fatto. Io non ho chiesto di riesaminare il mio contratto, non ho chiesto di essere pagato di più: ho firmato un accordo con l’Inter fino al 2010 e quando firmi, vuol dire che sei contento di farlo. Infatti io sono contento e vedo il mio futuro solo nell’Inter: se poi è l’Inter che chiama per affrontare il discorso, è un’altra cosa. Ci penserà il mio procuratore, appunto: io intanto penso a vincere”.
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